MONTE CUCCO – UN WEEKEND IN UMBRIA TRA GROTTE E FAGGETE

L’Umbria, il polmone verde d’Italia, è una regione dal fascino autentico, fatta di paesaggi verdissimi, ricca di colline, parchi, montagne, borghi medievali, castelli, cascate e una straordinaria tradizione enogastronomica. È una terra dove l’acqua scorre e, da millenni, modella il territorio con pazienza e armonia.

Il Monte Cucco si trova nel comune di Sigillo, in provincia di Perugia, al confine con le Marche. In un’area protetta dal Parco Regionale di oltre 10.000 ettari, conosciuta per la sua biodiversità, le grotte carsiche, forre, i boschi di faggi, le cascate e i panorami spettacolari sull’Appennino Umbro-Marchigiano. È casa di lupi, caprioli, tassi, volpi, istrici, donnole, picchi, aquile reali, falchi, gufi, insetti rari e anfibi endemici che popolano i corsi d’acqua e le cavità sotterranee.

È il paradiso per chi ama la natura, l’avventura e gli sport di montagna. La zona è famosa per il volo in deltaplano, ma anche per il trekking, il torrentismo, la mountain bike, lo sci di fondo, l’escursionismo equestre, la pesca sportiva e molto altro. È un luogo perfetto per grandi e piccini, per escursionisti esperti e per chi cerca semplicemente un weekend di relax immerso nella natura.

Due sono i motivi principali che mi hanno portato in questa meravigliosa regione: i percorsi trekking tra le faggete, che regalano il meglio di sé in questo periodo autunnale, e la spettacolare Grotta del Monte Cucco.

La rete dei sentieri del parco è ampia e varia: oltre 120 chilometri di tracciati segnalati, adatti a tutti i livelli di esperienza. Sul sito ufficiale del parco trovate tutte le informazioni aggiornate su attività e itinerari.

IL SENTIERO

Pian delle Macinare – Eremo di San Girolamo – Rio Freddo –  Bocca Nera – Pian delle Macinare

DATI TECNICI APPROSSIMATIVI:
Partenza/Arrivo: Pian delle Macinare (Anello)
Lunghezza: circa 12–14 km
Dislivello: ±800 m
Durata media: 4–5 ore (soste escluse)
Difficoltà: E (escursionistico medio, non presenta particolari difficoltà occorre solo avere una “buona gamba”)

Partiamo da Pian delle Macinare, 1140m, un ampio altopiano erboso incastonato tra le faggete, situato sopra Sigillo. È un punto strategico da cui partono numerosi sentieri, con area parcheggio e zone dedicate anche al campeggio. Da qui inizia il nostro trekking ad anello, in direzione di Acqua Passera e dell’Eremo di San Girolamo. Il sentiero, ben segnalato, parte dolcemente scendendo tra faggi e pascoli, fino a raggiungere Acqua Passera, una sorgente limpida e gelida che sgorga direttamente dalla roccia.

Si prosegue verso l’Eremo di San Girolamo, un piccolo scrigno di pietra incastonato nella montagna, ma dietro le sue mura si nasconde una storia antichissima e un’atmosfera che ancora oggi sa di preghiera e isolamento. Fu costruito da monaci eremiti benedettini che cercavano in questi luoghi remoti una vita di contemplazione e silenzio. La zona era selvaggia e difficile da raggiungere, ma ricca di acqua, legna e pace. Oggi l’eremo non è visitabile né accessibile: il cancello è chiuso perché è ancora attivo e abitato. Sui cartelli esposti si legge chiaramente “non suonare, non entrare” — un invito a rispettare chi lo abita. Tuttavia, lo si può ammirare in tutta la sua bellezza da lontano, più avanti lungo il sentiero.

La discesa continua fino alla Forra del Rio Freddo, una gola profonda scavata nei secoli dall’acqua, con pareti alte e strette, umide e ricoperte di muschio. È uno dei luoghi più “primordiali” del parco: in alcuni tratti sembra un canyon, con piccole cascate, pozze d’acqua e felci, e un microclima sempre fresco. Il nome stesso, Rio Freddo, deriva dalla temperatura gelida dell’acqua, che resta costante tutto l’anno intorno ai 6–8 °C.

Dopo aver costeggiato la forra, inizia la risalita. Il sentiero si apre nuovamente tra radure e pascoli, con tratti non sempre segnalati, (noi abbiamo usato l’app Mapy.cz per orientarci). Superiamo piccoli valichi dai quali si scorge l’intero versante, con l’eremo che riappare in lontananza, e proseguiamo verso il Passo Porraia, un punto di collegamento tra il versante di Pascelupo e l’interno del massiccio del Cucco.

Si raggiunge Bocca Nera, un altro passo che segna l’inizio della risalita verso Pian delle Macinare. Il sentiero torna più dolce, attraversando prati d’altura e faggete luminose, mentre il sole si tinge d’oro tra i rami.

Ed è qui che mi sono imbattuta in un alto faggio con le fattezze di un volto umano: sembrava guardarmi e per un attimo mi sono sentita come nel Signore degli Anelli, quando gli hobbit incontrano Barbalbero, gli alberi senzienti della foresta di Fangorn… i veri fan mi capiranno! 🙂

L’anello si chiude tornando al Pian delle Macinare, lo stesso punto da cui siamo partiti. Ci godiamo un bel tramonto, rilassandoci su una delle panchine posizionate sul belvedere.

Il nostro viaggio non finisce qui: riprendiamo la macchina e raggiungiamo le campagne di Gubbio, dove ci aspetta il nostro alloggio per la notte. Il Castello di Baccaresca sorge all’interno di una tenuta di oltre 240 ettari di natura incontaminata, tra boschi, colline e silenzio. Un’antica fortezza edificata nel XII secolo, oggi completamente restaurata e trasformata in una struttura accogliente ma ricca di fascino.

Durante l’estate si può approfittare della piscina panoramica, che si affaccia proprio sulla torre del castello. La struttura dispone anche di un ristorante interno, ideale se non si ha voglia di uscire la sera, dove si possono gustare piatti tipici umbri e prodotti locali. Le camere sono ampie, luminose e curate nei dettagli, con un arredamento che conserva il carattere storico del luogo. La colazione, inclusa, è varia, fresca e di ottima qualità.

GROTTA DEL MONTE CUCCO

La mattina seguente ci attende un’altra bellissima esperienza, sempre nella zona del Parco Regionale del Monte Cucco che dista appena mezz’ora di macchina dal nostro alloggio.

È il momento di esplorare la Grotta del Monte Cucco, una cavità naturale, un vero e proprio labirinto sotterraneo lungo oltre 30 chilometri, che scende fino a quasi 1.000 metri di profondità. Una delle più grandi e profonde d’Italia.

La grotta si è formata nel corso di milioni di anni attraverso i processi di carsismo, cioè l’azione lenta ma inesorabile dell’acqua sulla roccia calcarea. Le piogge si infiltrano nelle fratture, sciolgono il carbonato di calcio e scavano, nel tempo, cunicoli, sale e abissi, creando un reticolo sotterraneo complesso fatto di stalattiti, stalagmiti, pozzi verticali e fiumi fossili. Alcuni ambienti sono così vasti che potrebbero contenere intere cattedrali; altri, invece, sono stretti e sinuosi come vene della montagna. Non c’è artificio, solo la forza del tempo.

Le prime esplorazioni documentate risalgono all’Ottocento, quando pochi pionieri umbri scesero con corde e lanterne a petrolio per capire fin dove arrivasse quel “buco nel monte” da cui usciva aria fredda e rumori misteriosi. Per secoli, infatti, la grotta è stata avvolta da leggende: gli abitanti dei borghi vicini la chiamavano “la porta dell’inferno”, convinti che vi abitassero spiriti e demoni, e che chi vi entrava non ne facesse più ritorno.

Nel corso del Novecento, e fino a oggi, diversi gruppi speleologici italiani e stranieri hanno continuato le esplorazioni, estendendo progressivamente la mappatura del sistema carsico.

La visita è obbligatoriamente guidata e va prenotata in anticipo tramite i numeri e i contatti disponibili sul sito ufficiale della Grotta del Monte Cucco.

Ci sono 3 diversi tipi di percorsi, che vanno da un semplice percorso turistico accessibile a tutti, fino a veri e propri itinerari speleologici per chi cerca un’esperienza più avventurosa e tecnica:

  • Percorso scoperta: è quello più semplice e accessibile a (quasi) tutti: dura circa 2/3 ore e si snoda lungo passerelle e scale che permettono di ammirare le grandi sale illuminate e le colate di calcite, senza difficoltà particolari. Al costo di €16 a persona.
  • Percorso traversata: richiede un po’ più di spirito d’avventura, si entra con casco e luce frontale, si effettua un anello attraversando le gallerie e cunicoli naturali principali fino all’uscita del versante nord. La durata è di circa 4-5 ore al costo di €22 a persona.
  • Percorso avventura: è un itinerario fuori dal percorso turistico, nel cuore della montagna. Adatto anche ai principianti e si è accompagnati da una guida speleologa. La durata è di circa 5 ore, al costo di €60 a persona. È proprio questo il percorso che abbiamo scelto — e che vi racconto di seguito.

INFO UTILI:

  • Tutti i percorsi partono dalla Località Pian di Monte, Sigillo, dove lascerete la macchina. Per raggiungere l’ingresso della grotta si percorre un sentiero all’aperto in salita di circa 2 km, da ripercorrere anche al ritorno. L’accesso alla grotta avviene attraverso il Pozzo Miliani, profondo 27 metri, attrezzato con una scala metallica.
  • Le escursioni sono consentite a persone con età superiore a 8 anni.
  • Si sconsiglia la visita a chi soffre di vertigini, claustrofobia o ha problemi nel camminare e di salute.
  • L’interno della grotta ha una temperatura costante di 6° gradi (anche in estate) e l’umidità al 90%
  • Evitare zaini troppo ingombranti e pesanti.
  • È consigliato vestirsi a strati, indossare scarpe da escursionismo, e guanti.
  • Portare acqua e cibo a seconda delle proprie necessità.
  • È visitabile tutto l’anno in presenza di condizioni meteo adeguate.

IL PERCORSO AVVENTURA

Abbiamo incontrato la nostra guida speleologa, Mirco, prenotata in anticipo secondo le disponibilità, al punto di partenza di Pian di Monte, vicino a Val di Ranco. Ci ha fornito tutto il necessario per la nostra avventura: casco, lampada frontale e imbragatura, simile a quella da ferrata.

Raggiungiamo, tramite un sentiero in salita di circa 2 km, il punto d’accesso est della grotta, a 1.390 metri di altitudine, tra vento e nebbia. Qui si trova il Pozzo Milani, profondo 27 metri che scendiamo lungo la scala metallica attrezzata. Una piccola porta che segna l’inizio di un viaggio nelle profondità della montagna.

La visita prosegue seguendo il percorso turistico illuminato fino alla Sala Margherita, con la sapiente guida che ci racconta con passione la storia della grotta, la sua formazione e le sue curiosità. La sala si apre davanti a noi immensa, con il suo “Giardino di Pietra” e le molteplici concrezioni che decorano le pareti.

Da qui usciamo dal tracciato classico per imboccare un percorso ad anello, illuminato solo dalle nostre torce. Affrontiamo discese in corda, cunicoli, risalite, tratti teleferici nel vuoto, passaggi accovacciati e stretti, sempre con calma, in sicurezza e sotto il controllo costante della guida.

Il silenzio regna sovrano: si sente solo l’acqua che scende dalle rocce e il tintinnio dei nostri moschettoni. L’esperienza è quasi meditativa, mistica, un contatto puro con la montagna “da dentro”.

A un certo punto Mirco ci fa provare il “buio assoluto”. Spente le luci, l’occhio non è più contaminato da nessun bagliore: si vede il nulla. È una sensazione difficile da spiegare — un nero totale, assoluto. Ma la cosa più sorprendente che ci ha mostrato è che, muovendo la mano davanti al viso, sembra di percepirne l’ombra… anche se non c’è luce. È solo il cervello che crea un’immagine del movimento. Assurdo. Sono rimasta a bocca aperta!

Abbiamo anche bevuto da alcune piccole pozzette naturali formate dallo scorrere incessante delle gocce d’acqua — pura, fresca e cristallina.

È stata un’esperienza unica, che rifarei anche subito per le emozioni e l’adrenalina che mi ha regalato. Non è solo una grotta, è un altro mondo. Lì sotto si perde la percezione dello spazio e del tempo; è un luogo che ti insegna a rallentare, osservare, rispettare, e a capire che la bellezza non sempre si trova in superficie.

Salutiamo e ringraziamo di cuore la nostra guida, promettendogli che ci rivedremo per nuove avventure.

Riprendiamo la macchina e raggiungiamo la vicina Val di Ranco, porta d’accesso a molti altri sentieri e trekking della zona.

Pranziamo con i panini ai tavolini attrezzati per il picnic, poi ci concediamo una sosta per un tè caldo “Da Tobia”, immerso nella faggeta — un piccolo bar-ristorante con anche possibilità di pernottamento.

Decidiamo poi di fare un anello facile, partendo proprio da qui, giusto per goderci ancora un po’ il bosco e i suoi colori, approfittando delle ultime ore di sole.

La Madre dei Faggi è il punto d’ingresso: una faggeta secolare con alberi immensi, alcuni dei quali raggiungono i 500 anni di età. È considerata il tratto di bosco più suggestivo del parco, e non posso che essere d’accordo. È una delle faggete più belle che abbia mai visto: un tappeto di foglie ramate e dorate sotto i piedi, e tronchi altissimi che si intrecciano fino a formare un soffitto naturale di luce e ombra.

Proseguiamo in direzione Acqua Fredda, attraversando più volte il piccolo torrente fino a raggiungere la Cascata Bassa. Il sentiero è ben segnalato, anche se in alcuni tratti è coperto da foglie e da qualche albero caduto.

Oltrepassiamo il tratto chiamato Tre Confini e risaliamo dolcemente tra radure, boschi e faggete, fino a tornare nuovamente verso la Val di Ranco.

Concludiamo così, in bellezza, queste due giornate fuori porta.

Era la prima volta che esploravamo queste zone, e in questo periodo dell’anno — con i colori del foliage che accendono ogni pendio — sembra davvero di camminare dentro un quadro.

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2 Novembre, 2025

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