NINFA, SERMONETA E NORMA: UNA GIORNATA TRA BORGHI E NATURA NEL LAZIO

È tornata la primavera e con lei, si fa sentire più forte la voglia di esplorare, conoscere posti nuovi o rispolverare vecchie mete, che siano lontane o vicine, di un giorno o più.

Oggi vi porto alla scoperta della mia regione con una gita fuori porta da Roma, perfetta in questo periodo e ideale da fare in giornata.

Ci dirigiamo verso le pianure dell’Agro Pontino, in provincia di Latina, per scoprire i suoi gioielli medievali.

Sto parlando del borgo di Sermoneta, del Giardino di Ninfa e di Norma, a circa un’ora di macchina da Roma o dai Castelli Romani.

SERMONETA

La nascita di Sermoneta ha origini antiche: si crede risalga all’epoca romana, ma il borgo che conosciamo oggi nasce in epoca medievale, quando, per motivi di difesa e qualità della vita, le popolazioni del luogo si spostarono in altura, soprattutto perché la zona, al tempo, era paludosa e malsana.

L’Agro Pontino, infatti, venne bonificato interamente solo negli anni ’30, durante il regime fascista, trasformandosi in una zona fiorente per l’agricoltura e per la nascita di nuove città, come Latina.

Ma torniamo al Medioevo, periodo di massimo splendore e apice storico, raggiunto grazie alla rinomata e potente famiglia Caetani (la stessa di Papa Bonifacio VIII), che scelse Sermoneta come propria roccaforte, ampliando il borgo e rendendolo una vera fortezza militare e feudale.

Come spesso accade, anche Sermoneta ha vissuto il suo declino, causato da lotte politiche con altre famiglie nobiliari e con lo Stato Pontificio, dall’isolamento e dalla perdita del controllo strategico. Tutti fattori che, però, l’hanno resa ciò che è oggi: un borgo congelato nel tempo, autentico e non modernizzato.

Il borgo è pedonale: diversi parcheggi gratuiti si trovano a pochi passi in salita dall’ingresso.

Un susseguirsi di casette in pietra e vicoletti acciottolati, ci porta alla piazzetta principale, dove diversi ristorantini e botteghe vi delizieranno con posti a sedere e piatti locali. Un buon punto dove fermarsi per godersi un buon aperitivo.

Ad affacciarsi su questa piazza c’è la Loggia dei Mercanti, una struttura aperta ma coperta, con ampi archi, un tempo luogo di incontro tra i mercanti per trattative e scambi commerciali.

La cosa più bella dei borghi è camminare senza una vera meta e perdersi tra le viette vissute e l’odore dei forni che, senza sosta, sfornano pane e dolcetti tipici come ciambelline al vino, tozzetti e crostatine. Di tanto in tanto, troverete qualche cartello che indica come il borgo sia stato scelto come set cinematografico naturale, grazie alla sua bellezza senza tempo e autenticità.

Continuando a girare per il borgo si incontra il Duomo di Santa Maria Assunta, costruito nel XII secolo in stile romanico-gotico, che svetta per il suo campanile. L’interno è raccolto e suggestivo, con arcate e colonne in pietra e affreschi. Di fianco all’ingresso della chiesa si trova un piccolo museo, che noi abbiamo trovato però chiuso.

Sulla stessa via troviamo anche il Giardino degli Aranci, per l’appunto pieno di limoni e aranci che in questo periodo sono in fiore, con un profumo che ti inebria e che ormai ho associato a questo stupendo borgo. Il parco è semplice e piccolino, ma ha una bella vista sulla pianura, sulla città di Latina e, appena oltre, sul mare. Qui si trova anche un piccolo parchetto con giochi per bambini.

Questo borgo è anche punto di passaggio di diversi percorsi escursionistici dei Monti Lepini e di varianti locali della Via Francigena, per questo vi capiterà di incontrare molte botteghe o piccoli artigiani che lavorano bellissimi e dettagliati bastoni in legno.

Ma passiamo al pezzo forte e simbolo di Sermoneta: il Castello Caetani, che domina il paesaggio con le sue imponenti mura e torri.

Una fortezza costruita per volere della famiglia Annibaldi, con l’intento di difendere e controllare tutta la pianura pontina. Successivamente cedettero Sermoneta e i territori circostanti ai Caetani, che la trasformarono in una delle roccaforti più avanzate del Lazio.

Il nucleo principale del castello è composto dal “maschio”, che ospitava le stanze del signore e fungeva da ultimo rifugio di sicurezza in caso di invasione nemica, essendo completamente indipendente e collegato solo da ponti levatoi sollevati all’occorrenza, e dal “maschietto”, una seconda torre molto più piccola.

Utilizzato principalmente per scopi militari, internamente rimane molto diverso dai castelli rinascimentali più “lussuosi”, è sobrio e crudo. Nel castello troviamo un ampio cortile, le sale di rappresentanza, le stanze private con arredi e affreschi medievali, le cucine, le scuderie (oggi utilizzate per scopi musicali, grazie al loro isolamento acustico) e altri ambienti.

La parte che ho preferito è stata il camminamento sulle mura, da cui si può ammirare un bellissimo panorama, e il passaggio coperto nei corridoi più stretti, dove si percepisce perfettamente la costruzione a scopo difensivo.

L’ingresso al castello è suddiviso in fasce orarie ed è aperto solo il sabato, la domenica e nei giorni festivi. La prenotazione va effettuata anticipatamente sul sito ufficiale, dove sono disponibili tutte le date aggiornate e gli orari.

Il costo è di €8,25 ed è gratuito per i minori di 12 anni. La visita, della durata di circa un’ora, si svolge esclusivamente accompagnati da una guida ufficiale, in gruppo e seguendo un itinerario prestabilito. Alcune aree non sono accessibili a chi ha mobilità ridotta o passeggini e l’accesso ai cani non è consentito.

Appena prima dell’entrata del castello, una grande scalinata vi porterà al Belvedere di Sermoneta, un perfetto punto panoramico per godersi la vista sottostante o il tramonto.

Un’altra cosa immancabile è provare la cucina tipica locale: si tratta di prodotti semplici e per lo più stagionali. La pasta fresca, come fettuccine, gnocchi, pappardelle e strozzapreti, la polenta, i funghi, il tartufo, la carne alla brace come abbacchio e cinghiale, formaggi locali e salumi, e il rinomato prosciutto di Bassiano. Insomma, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Noi, per pranzo, abbiamo scelto un’osteria che si trova fuori, al di sotto del borgo storico, a circa 5 minuti di macchina: Hosteria La Botte. L’ambiente è accogliente e rustico, si sente la qualità delle materie prime e hanno una vasta selezione di carni e vini. Essendo periodo, abbiamo preso degli strozzapreti con guanciale e carciofi, veramente da leccarsi i baffi!

GIARDINO DI NINFA

Dopo pranzo, ci dirigiamo verso il Giardino di Ninfa, un luogo che da tempo volevo rivedere. La prima volta che lo visitai, in gita scolastica alle scuole medie, ne rimasi così incantata che costrinsi la mia famiglia a tornarci per mostrarlo a tutti!

Beh, posso dire che, nonostante gli anni e i ricordi un po’ offuscati, la bellezza è rimasta invariata.

Prima di diventare uno dei giardini più belli al mondo (secondo il New York Times), Ninfa era una vera e propria città medievale: un piccolo centro abitato, vivo e prospero, attraversato da acque limpide e ricco di vegetazione.

Il suo nome deriva da un tempio romano dedicato alle ninfe delle acque, proprio perché la zona è ricchissima di sorgenti. Qui sorgevano case, chiese, torri e mulini, e la sua posizione la rendeva un punto importante per commerci e passaggi.

Proprio a causa della sua importanza, venne nei secoli contesa tra famiglie nobili e poteri più grandi, fino a essere saccheggiata e distrutta definitivamente nel 1382. A questo si aggiunse la presenza della malaria — ricordiamoci che parliamo di un’area, al tempo, paludosa — che rese la zona invivibile.

Da quel momento Ninfa venne completamente abbandonata, diventando una città fantasma e per secoli, rimase così, sospesa nel tempo, mentre la natura si riprendeva lentamente il suo posto.

Anche in questa storia la famiglia Caetani ha un ruolo fondamentale. Furono proprio loro a dare, nel tempo, una nuova vita a questo luogo: non ricostruirono la città, ma scelsero di lasciarla così com’era, trasformandola lentamente in un romantico giardino, dove le rovine medievali venivano avvolte da piante, fiori e alberi, intrecciando storia e natura.

A dare forma al Ninfa che vediamo oggi è stata soprattutto Lelia Caetani, colta, raffinata e ultima erede della famiglia, che dedicò la sua vita alla cura, all’autenticità e alla protezione di questo luogo incantato.

Durante la visita, obbligatoriamente guidata e della durata di circa un’ora e 15 minuti, si cammina tra i resti di case e torri, chiese, archi e mura, corsi d’acqua cristallini e ponticelli, immersi in piante e fiori provenienti da ogni angolo del mondo, che cambiano a seconda della stagione, mentre vengono fornite spiegazioni sulle specie e sulla storia del sito.

Devo dire che, in questo periodo, dà veramente il meglio di sé: le fioriture sono al massimo dello splendore. Alberi di ciliegio Sakura riempiono gli spazi con batuffoli rosa e bianchi, glicini che scendono dalle rovine, gigli, calle, magnolie, rose antiche e un’infinità di fiori, di cui non conosco neanche i nomi, colorano ogni angolo, facendolo sembrare un dipinto.

Le prenotazioni vanno fatte obbligatoriamente in anticipo sul sito ufficiale, al costo di €15,75, con ingresso gratuito per bambini fino a 11 anni. Mi raccomando, non presentatevi senza biglietto, perché le date vanno sold out e non vi permetteranno l’accesso.

Il giardino non è aperto tutto l’anno: è visitabile il sabato, la domenica e nei giorni festivi, secondo il calendario che troverete sul sito. Ci sono diverse fasce orarie tra cui scegliere, verrete distribuiti in gruppi e il percorso è prestabilito.

Non è possibile mangiare all’interno, introdurre cani, fumare o raccogliere fiori.

Poco distante da Ninfa, facciamo una piccola sosta all’ABBAZIA DI VALVISCIOLO, immersa nella quiete della campagna.

L’abbazia ha origini molto antiche, ma la struttura che vediamo oggi è legata soprattutto all’ordine dei monaci cistercensi, che ne hanno definito lo stile essenziale e rigoroso. Linee pulite, pochi elementi decorativi, pietra chiara e una sensazione di ordine e semplicità che si percepisce fin da subito.

Secondo la tradizione, l’abbazia sarebbe stata frequentata anche dai Cavalieri Templari e ancora oggi si racconta di simboli misteriosi incisi nella pietra e di leggende legate alla loro presenza. Tra queste, una delle più affascinanti riguarda la morte di Jacques de Molay, ultimo gran maestro templare, alla quale si collegano alcune crepe visibili sul portale della chiesa. Storie e suggestioni che rendono il luogo ancora più affascinante.

All’interno si possono visitare la chiesa, il chiostro e alcuni ambienti monastici. Il chiostro, in particolare, è per me lo spazio più bello: raccolto, armonioso, circondato da fiori, perfetto per fermarsi qualche minuto e godersi il silenzio.

NORMA

Ultima tappa della giornata, ci spostiamo ancora più in alto, fino a raggiungere NORMA, un piccolo borgo arroccato sui Monti Lepini, proprio sopra Ninfa.

Norma è più semplice, meno costruita per il turismo, ma ha una storia antichissima. Prima di diventare il borgo che vediamo oggi, qui sorgeva Norba, una città latina fondata intorno al VI secolo a.C., quindi molto prima di Sermoneta e Ninfa.

Era una città fortificata, costruita in posizione strategica, con mura imponenti che ancora oggi si possono vedere passeggiando tra i resti immersi nella natura del Parco Archeologico di Norba.

Durante le guerre civili romane, nel I secolo a.C., Norba si schierò dalla parte sbagliata. Quando la sconfitta divenne inevitabile, gli abitanti decisero di non arrendersi: incendiarono la città e la distrussero, preferendo perdere tutto piuttosto che cadere nelle mani del nemico. Da quel momento Norba non venne mai più ricostruita.

Oggi è conosciuta anche per il suo Belvedere, tra i panorami più belli della zona. Davanti a noi si apre tutto l’Agro Pontino fino al mare, sulla sinistra Sermoneta e, poco più in basso, Ninfa. Il punto perfetto per godersi un meraviglioso tramonto.

Inoltre, questa zona è un punto di riferimento per il parapendio: è bellissimo osservare le vele colorate librarsi nel cielo mentre si lanciano nel vuoto.

Infine, facciamo una breve passeggiata nel centro storico e decidiamo di fermarci per cena in un piccolo locale situato in una piazzetta, la Locanda da Valentino, una piacevole scoperta. Abbiamo preso diversi antipasti con salumi del territorio, delizioso il carpaccio, le cicche (gnocchi) con ragù di salsiccia e zucchine e infine, i dolci: la cheesecake con base di cantucci e ricotta di bufala era fantastica. L’ambiente è accogliente e curato, i prezzi onestissimi e la qualità ottima. Mi dispiace solo di una cosa: vivere lontano e non poterci tornare spesso!

Si conclude così una giornata semplice, ma incredibilmente completa.
Un itinerario perfetto per staccare la spina e riscoprire la bellezza di luoghi così vicini, ma spesso sottovalutati… e che meritano di essere vissuti con calma.

🌼🌼🌼

20 Aprile, 2026

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