
Oggi vi porto alla scoperta di uno dei trekking più belli dell’appennino centrale, ad appena un’ora da Roma. Sto parlando del percorso che conduce al Lago della Duchessa, situato all’interno della Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa, sul confine con l’Abruzzo.
Questa area, si estende tra la Valle del Salto e il massiccio del Velino, regalando ambienti molto diversi tra loro: si passa dalle faggete ombrose alle zone più aspre e rocciose, fino agli altipiani d’alta quota che mi ricordano, per certi versi, gli scenari del Trentino.
Il lago si trova in una conca, circondato da vette e prati, a circa 1.788 metri di altitudine. È di origine glaciale e carsica, alimentato soprattutto da piogge e scioglimento della neve, motivo per cui il suo livello può cambiare molto durante l’anno. In estate, soprattutto nei periodi più secchi, può ridursi parecchio fino a quasi “scomparire”.



L’area è ancora oggi utilizzata per il pascolo di vacche e simpatici cavalli, molto facili da incontrare nel percorso e nei valloni, durante il periodo della transumanza.
Il sentiero è (a tratti molto) impegnativo, soprattutto per dislivello e lunghezza, ma non presenta particolari difficoltà tecniche. Richiede però un minimo di allenamento, passo sicuro e una buona resistenza. È adatto a chi ha già un po’ di esperienza in montagna, ma anche a chi è alle prime armi e vuole mettersi alla prova con un percorso più strutturato.
Ho percorso questo itinerario due volte: la prima circa cinque anni fa, in autunno, quando trovai una faggeta spettacolare, tanti pascoli e un lago piuttosto scarno. La seconda in primavera, a fine aprile 2026, quando ad aspettarmi c’era una giornata limpida e soleggiata, il contrasto delle cime ancora innevate e il lago pieno in tutto il suo splendore.



Partenza/Arrivo: Parcheggio di Cartore, provincia di Rieti
Sentiero: CAI 102, ex 2B
Lunghezza: circa 10 km A/R
Dislivello: +900 m
Durata: 5-5:30 ore A/R
Difficoltà: E (escursionistico), con alcuni tratti più impegnativi (EE)



Il nostro sentiero parte dal parcheggio di Cartore, nel territorio di Borgorose, in provincia di Rieti. Dopo circa 300 metri, sulla destra, si incontra il pannello con le indicazioni e da qui è possibile procedere con due percorsi.
Dritto davanti a voi prosegue l’ex 2C, un tracciato più largo e lungo, con pendenze più regolari, utilizzato principalmente da mezzi autorizzati e pastori. Tenendo invece la destra si imbocca l’ex 2B (oggi CAI 102), il vero sentiero escursionistico, che è quello che prenderemo noi.
Il tracciato sale subito deciso, attraversando il bosco ed entrando nel Vallone di Fua, dove il sentiero diventa progressivamente più roccioso. Si alternano tratti su ghiaia, passaggi tra rocce e punti più stretti, fino ad arrivare ad una cengia attrezzata con una catena, utile per facilitare il passaggio e renderlo più sicuro.



Il tratto più ripido e impegnativo è quello che passa per la verdeggiante faggeta, con alberi secolari che, in autunno, regalano un meraviglioso foliage.
Qui bastoncini, fiato e un passo deciso fanno la differenza, ma senza fretta, prendetevi i vostri tempi, nessuno vi corre dietro. Non è raro incontrare anche bambini lungo il percorso, segno che, con le dovute pause, è affrontabile da “quasi” tutti.
Superata la zona più ombrosa, il paesaggio si apre pian piano sull’altopiano: il sentiero si addolcisce e si è circondati da creste e costoni. Sulla destra domina la scena il Monte Murolungo, che segna il confine naturale tra la regione Lazio e l’Abruzzo.
Sulla sinistra invece, salendo, ci imbattiamo in una zona chiamata le Caparnie, un insieme di stazzi pastorali utilizzati durante l’alpeggio estivo.



Tra questi casali, si trova anche il Bivacco Gigi Panei (dedicato a una figura storica dell’alpinismo italiano), noto tra gli escursionisti come punto di riferimento e riparo in caso di emergenza. Ad oggi, però, risulta chiuso e non più utilizzabile.
Ci aspetta poi l’ultimo tratto, una dolce salita tra praterie e fioriture stagionali. In primavera spiccano i crochi (crocus), piccoli fiori lilla tra i primi a sbocciare dopo l’inverno, simbolo della rinascita della montagna.
In questa zona e nei pressi del lago è molto comune trovare animali al pascolo, ma durante questa escursione non ne abbiamo incontrati, probabilmente perché la stagione non era ancora pienamente iniziata.
Poi arriva finalmente la ricompensa per la fatica: il Lago della Duchessa, incastonato tra le vette, con le montagne ancora innevate che si riflettono nelle sue acque.



Lo scenario che ho trovato in questa stagione era davvero meraviglioso: il contrasto tra la neve, che in alcuni punti scende fino alle pendici, il lago nel pieno del suo splendore e le fioriture viola/lilla sui prati verdi crea un paesaggio che sembra dipinto.
Il clima era così piacevole (eravamo addirittura in manica corta) che abbiamo deciso di fermarci qualche ora, distesi su un telo, a godere del sole, del vento fresco e della bellezza del luogo.
È vietato fare il bagno e le acque non sono potabili, anche a causa della presenza degli animali al pascolo che qui si abbeverano e vi si immergono. Non è raro, infatti, imbattersi anche in resti come ossa o carcasse.



Non contenti, decidiamo di salire verso una delle cime sopra il Vado dell’Asina, probabilmente Punta dell’Uccettu (2.006 m), raggiungibile in poco tempo. Da qui si apre una vista incredibile su tutta la conca della Duchessa e sulle montagne circostanti.
Dopo un ultimo sguardo al lago, ne percorriamo tutto il perimetro e ci incamminiamo verso il ritorno, seguendo lo stesso sentiero dell’andata.
La discesa, a mio parere, richiede ancora più attenzione della salita: la pendenza, il fondo spesso sdrucciolevole e la presenza di fogliame e rocce (soprattutto in autunno o dopo la pioggia) la rendono più impegnativa. I bastoncini qui sono fondamentali, aiutano ad assorbire l’impatto e alleggeriscono il carico sulle ginocchia, che a fine giornata vi ringrazieranno.
In alternativa, se si vuole variare il percorso o si è in difficoltà, è possibile rientrare tramite l’ex sentiero 2C, che parte in leggera salita dalla zona delle Caparnie, così facendo completereste un anello.





Se cercate un’escursione che unisca natura, fatica e panorami, questo è il posto giusto.
E, come sempre, rispettate la montagna, i suoi tempi, i suoi abitanti e i suoi spazi… perché è proprio questo che la rende così speciale.
Ci vediamo alla prossima avventura! 🙂
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