TORINO: COSA NON PERDERE NELLA PRIMA CAPITALE D’ITALIA

Torino... una signora elegante : questa è la prima immagine che mi viene in mente se ripenso a questa bellissima e sottovalutata città.

Prima capitale d’Italia, culla del Risorgimento e cuore industriale del Novecento, Torino porta con sé un bagaglio di ricordi importantissimo. Vive tra le imponenti Alpi che la proteggono e il Po che la attraversa, tra una tradizione solida e la voglia di rinnovarsi. È una città capace di sorprendere chi va oltre la prima impressione.

È sobria, composta, elegante, colta, raffinata, ricca di dettagli e geometrie. Fatta di portici infiniti, palazzi barocchi, piazze regali e caffè storici. Si ha la sensazione che tutto sia al proprio posto, come se l’eleganza qui fosse una regola non scritta.

In questo articolo vi racconterò della mia esperienza a Torino: i luoghi che ho visitato, quelli che non dovete assolutamente perdere, quelli che avrei voluto vedere e che, per cause di forze maggiore e mancanza di tempo, non sono riuscita a fare. Vi parlerò anche dei ristoranti deliziosi dove ho assaporato la cucina tipica piemontese e di molto altro!

IL MIO ITINERARIO DI TRE GIORNI

1° GIORNO: Torino mi ha accolta con il suo freddo pungente, tipico dei mesi invernali e un bellissimo cielo limpido. Iniziamo la giornata con una colazione da Maicol, una pasticceria in chiave moderna, perfetta per partire con il piede giusto. Il locale è diventato celebre per i suoi croissant e sfogliati, esteticamente curati e di alto livello. La scelta è vastissima: si va dalle versioni più classiche fino a quelle dalle forme particolari, come il cubo o il pianeta. Abbiamo assaggiato diversi pezzi ed erano tutti ottimi. Il prezzo è medio-alto, in linea con la qualità proposta.

Dopo esserci abbuffati, decidiamo di farci una lunga passeggiata lungo il fiume, sui famosi MURAZZI DEL PO: gli argini in pietra che proteggono la città dalle piene, un tempo usati come approdi e magazzini per la navigazione fluviale e la pesca. Ci godiamo la quotidianità dei torinesi intorno a noi: persone che fanno jogging, chi porta a spasso il cane e nel fiume, canoe che vanno su e giù.

Lungo la strada deviamo verso il PARCO DEL VALENTINO, il polmone verde della città. Pulito, curato e pieno di scorci suggestivi. Casa di tantissimi scoiattoli che si avvicineranno senza timore con la speranza di ricevere in cambio qualche nocciolina, acquistabile nei chioschi del parco. L’area è molto vasta e ospita al suo interno il Borgo Medievale, una ricostruzione ottocentesca di un villaggio medievale piemontese. Non è autentico nel senso storico, ma lo è nell’atmosfera: torri, ponticello, botteghe. Purtroppo, durante la mia visita, era in ristrutturazione e quindi inaccessibile.

All’interno del parco troviamo anche il Castello del Valentino, una delle residenze reali dei Savoia affacciate sul Po. Oggi ospita la Facoltà di Architettura del Politecnico, quindi non è un museo e non è aperto generalmente al pubblico. Sul sito ufficiale è però possibile consultare il calendario delle visite guidate organizzate per scoprire i suoi interni.

Prima di lasciare il parco, non dimenticate di cercare la Panchina degli innamorati: è solo una panchina, ma è decisamente più bella del solito.

Un certo languorino comincia a farsi sentire e ci fermiamo per pranzo all’Antica Trattoria Cirio. Un locale intimo, accogliente, dall’aria retrò, perfetto per gustare i piatti tipici piemontesi. Ogni portata è curata e spiegata nei minimi dettagli. Abbiamo provato i famosi agnolotti al fondo bruno, gli gnocchi con fonduta di Raschera e la grissinopoli, una cotoletta impanata con grissini sbriciolati, che nascono proprio qui a Torino. Il tutto accompagnato da due calici di Barolo e Dolcetto. Se avessi avuto spazio, avrei senza dubbio assaggiato altro.

Dopo pranzo ci facciamo un’altra lunga passeggiata lungo il fiume, ma stavolta sulla riva opposta, così da osservare meglio le strutture del Parco del Valentino che si affacciano sul Po, regalandoci anche qualche bellissimo scorcio.

Raggiungiamo, sempre a piedi e poco prima del tramonto, il MONTE DEI CAPPUCCINI: una collina panoramica che domina la riva destra del Po. Da qui si gode una delle vedute più belle della città, con la Mole in primo piano, il fiume che scorre sotto e le Alpi sullo sfondo. Il posto perfetto per fermarsi, respirare e godersi la golden hour.

Per merenda decidiamo di provare un’altra specialità tipica, il bicerin. Lo facciamo proprio nel locale storico dove questa bevanda è nata, il CAFFE’ AL BICERIN DAL 1763. Il locale è piccolissimo e, per riuscire a sederci all’interno, abbiamo fatto circa mezz’ora di fila, che ne è valsa assolutamente la pena.

Il gusto è superlativo, almeno per me. Non è un caffè, non è una cioccolata, non è un cappuccino. È tutte e tre le cose insieme, ma con un equilibrio preciso. Il bicerin è composto da tre ingredienti, serviti senza mescolare: cioccolata calda densa, caffè espresso e crema di latte. Gli strati restano separati visivamente, ma si fondono al sorso. E ricordatevi: non si mescola!! Il costo per due bicerin e biscottini è stato di circa €20.

Di fronte al locale troviamo il Santuario della Consolata, dedicato alla protettrice della città. Capolavoro barocco di Guarino Guarini e, successivamente, di Filippo Juvarra. L’interno è meraviglioso, ricco, caldo, avvolgente, ornato d’oro e marmo.

Visto che era la giornata delle grandi camminate, decidiamo di mantenere il ritmo, spronati anche dalle bellissime luminarie che decorano Torino sotto il periodo natalizio.

Via Garibaldi e Via Roma, sono le principali vie pedonali dello shopping, fatte di portici eleganti, grandi marchi, caffè storici, botteghe, panetterie e negozi contemporanei che si susseguono senza interruzioni.

Arriviamo così fino a Piazza Castello, il centro storico e simbolico di Torino. Intorno a lei si affacciano i palazzi che hanno guidato il destino della città e, in parte, dell’Italia intera:

  • Palazzo Reale, di cui vi parlerò approfonditamente più avanti, reso ancora più suggestivo dalle decorazioni natalizie con alberi di diverse altezze illuminati da lucine.
  • Palazzo Madama, edificio che unisce Medioevo e Barocco, con un passato militare e funzione civile, oggi ospita il Museo Civico d’Arte Antica.
  • Teatro Regio, la voce culturale della piazza: musica, opera e serate che portano Torino sul palcoscenico internazionale.
  • Chiesa di San Lorenzo, un tempo chiesa privata dei Savoia, piccola ma sorprendente all’interno, firmata da Guarini.

Per cena, se siete amanti della pizza napoletana e sentite il bisogno di un comfort food, abbiamo provato la Pizzeria Vincenzo Capuano: una garanzia sotto ogni aspetto.

2° GIORNO: Raggiungiamo in circa mezz’ora d’auto la prima tappa della giornata, la bellissima REGGIA DI VENARIA REALE. Un sistema di architettura, giardini e potere che racconta l’ambizione dei Savoia e il loro modo di abitare il territorio. Chiamata anche la “Versailles Italiana” per la sua bellezza e maestosità.

Voluta nel Seicento dai Savoia come residenza di caccia, la Venaria è un luogo in cui il potere non si misura nell’oro, ma nelle distanze, nelle simmetrie, nella capacità di dominare il paesaggio. Dopo anni di abbandono e uso militare, un restauro imponente l’ha restituita alla sua identità originale, rendendola oggi uno dei complessi monumentali meglio recuperati d’Europa.

Purtroppo degli arredi originali non è rimasto quasi nulla, ma gli affreschi e le scuderie ripagano la mancanza. La parte più bella e scenografica, a mio parere, è la Galleria Grande: una meraviglia lunga quasi 80 metri, altissima, completamente bianca, con grandi finestre su entrambi i lati che lasciano entrare una luce naturale capace di creare un’atmosfera quasi irreale.

Un altro punto di forza sono i giardini, anch’essi immensi e ordinati. In inverno non risultano particolarmente scenografici, quindi vi consiglierei di visitarli in primavera, quando danno il meglio di sé con le fioriture, oppure in autunno, per godere del foliage.

I biglietti li abbiamo acquistati anticipatamente sul sito ufficiale, il costo è stato di €18 a persona. Abbiamo inoltre scelto l’audioguida web al costo di 3 €, da ascoltare comodamente sul nostro smartphone.

Nei pressi di Venaria Reale, per chi avesse tempo a disposizione, si trova anche il Parco Naturale Regionale la Mandria, un’area di circa 3.000 ettari dove non è raro avvistare cervi, caprioli, volpi, rapaci e molte altre specie. All’interno del parco sorge anche il Castello della Mandria, utilizzato come dimora di campagna da Vittorio Emanuele II, lontano dall’etichetta di corte e immerso nella natura.

Per pranzo facciamo una veloce sosta nel cuore di Venaria Reale, la cittadina progettata per servire la Reggia, prima di rimetterci in cammino verso la prossima meta.

SUPERGA, è il punto panoramico per eccellenza, da cui si riesce a vedere tutta Torino (quando la foschia lo permette). La sua omonima basilica, nasce da un voto solenne: nel 1706, durante l’assedio francese di Torino, Vittorio Amedeo II salì su questa collina e promise alla Madonna che, se la città fosse stata liberata, avrebbe fatto costruire una grande chiesa. La vittoria arrivò, e la promessa fu mantenuta. Il progetto venne affidato a Filippo Juvarra, che realizzò un altro dei capolavori del barocco piemontese: una basilica monumentale con la sua imponente cupola, visibile da gran parte della città.

L’ingresso alla basilica è gratuito, ma per salire sulla terrazza della cupola è richiesto un biglietto a parte. Il costo si aggira sui €5 e ne vale davvero la pena nei giorni di buona visibilità, fortuna che, purtroppo, noi non abbiamo avuto.

Nei sotterranei si trovano le tombe della Casa Savoia: un luogo sobrio, silenzioso, lontano dalla monumentalità di altre sepolture reali. Anche in questo caso l’ingresso è a pagamento.

Superga è anche legata a una delle pagine più dolorose della storia sportiva italiana: la tragedia del Grande Torino del 1949, quando l’aereo della squadra si schiantò contro il terrapieno della basilica. Oggi una lapide ricorda quell’evento, e il luogo è meta di pellegrinaggi, soprattutto per i tifosi.

Noi siamo arrivati per comodità in macchina, ma per chi volesse c’è un modo decisamente più bello e suggestivo per salire: la storica tranvia a dentiera, un’esperienza che in pochi minuti porta dalla città alla collina, attraversando boschi e scorci panoramici.

Riprendiamo la macchina e torniamo in centro, più precisamente a Piazza San Carlo, il salotto di Torino. Una piazza elegante e misurata, dove la forma rettangolare, i portici continui e la simmetria rigorosa diventano un manifesto dell’urbanistica sabauda: ordine, equilibrio, controllo.

Al centro svetta la statua di Emanuele Filiberto di Savoia a cavallo, rivolta verso il nemico sconfitto nella battaglia di San Quintino. È uno dei simboli di potere e del riscatto del ducato. Sul lato sud della piazza si affacciano le due chiese gemelle: Santa Cristina e San Carlo Borromeo. Sotto i portici si trovano alcuni dei caffè storici più importanti di Torino, ed è qui che il tempo sembra rallentare: colazioni lente, chiacchiere davanti a un tè, aperitivi eleganti.

Piazza San Carlo è fatta anche di questo, e chi siamo noi per non goderci tutto ciò? Un po’ di fila ci aspetta per entrare nel famigerato CAFFÈ SAN CARLO. Fondato nell’Ottocento, è stato per decenni punto di ritrovo della borghesia torinese, di intellettuali, politici e artisti. Gli interni sono eleganti, tra stucchi, specchi e luci calde: tutto è pensato per risultare raffinato. La pasticceria è di buon livello, i costi medio-alti e, purtroppo, l’attenzione al cliente non è il loro punto di forza. Nonostante questo, è stata comunque una bella esperienza.

Facciamo una passeggiata nella vicina ed elegante Galleria Federico, tra boutique e negozi storici. Passeggiamo per la città senza una vera meta, facendoci trasportare dagli eventi.

Per cena ci fermiamo alla Piola Sabauda, per provare altri piatti della cucina piemontese classica. La piola è una trattoria: un luogo popolare, conviviale, dove la cucina è diretta, riconoscibile e soprattutto legata alla tradizione.  L’ambiente rustico ma ben curato, e i piatti delle vere delizie, uno più buono dell’altro. Abbiamo provato il vitello tonnato, gli agnolotti del plin, il risotto alla zucca con amaretti e il brasato di fassona al Barolo. I prezzi sono nella media di un buon ristorante.

Per concludere la serata ci concediamo una lunga passeggiata lungo Via Po, la strada che ti accompagna lentamente verso il fiume, attraversando Piazza Vittorio Veneto, tra portici, librerie, caffè, cinema, fino ad arrivare alla Chiesa Gran Madre di Dio, da cui si gode una bella vista sulla piazza e sul Ponte Vittorio Emanuele I.

3° GIORNO: La colazione per eccellenza qui si fa alla FARMACIA DEL CAMBIO. Il nome non è una trovata moderna, in origine, qui c’era davvero una farmacia storica, e l’idea di “cura” è rimasta: oggi non si curano più i mali del corpo, ma quelli del tempo e della fretta. Oggi è bar–caffetteria, ma gli interni sono rimasti quelli di una volta: scaffali con cassettini, mensole, boiserie, luci soffuse e dettagli che richiamano l’Ottocento torinese. Questo luogo è diventato famoso soprattutto per la sua pasticceria, in particolare per il “cubo” alla crema e la “sfera” alla gianduia. Due dolci che catturano immediatamente l’occhio per la loro particolarità e che sono, senza dubbio, di ottima qualità, ma che al palato si rivelano simili a molte altre paste. Il consiglio è di arrivare presto: c’è sempre molta attesa e i prodotti citati sono a numero limitato, quindi il rischio di non trovarli è concreto.

Ma ora passiamo al mio posto preferito di questa città, il PALAZZO REALE. È molto più di una residenza storica: è il centro simbolico della Torino sabauda, il luogo da cui per secoli si è governato un ducato, un regno e infine un’intera nazione. Si affaccia su Piazza Castello, nel punto più istituzionale della città, ed è parte del sistema delle Residenze Reali - Patrimonio UNESCO.

Nasce nel XVI secolo come residenza dei duchi di Savoia. Con il passare del tempo, e soprattutto tra Seicento e Settecento, viene ampliato e trasformato in residenza ufficiale della corte, assumendo l’aspetto che conosciamo oggi.

Qui hanno vissuto e governato figure chiave come Carlo Emanuele I, Vittorio Amedeo II e, nell’Ottocento, i protagonisti del Risorgimento. Torino era capitale, e Palazzo Reale ne era il fulcro decisionale.

Entrarci e passeggiare fra le sue stanze è come fare un viaggio nella storia, tra pareti che raccontano la vita di corte. Domina un’eleganza misurata, fatta di colori rosso granata e oro, arazzi, lampadari sfarzosi, specchi, arredi preziosi, statue e affreschi.

Il percorso è ben impostato e permette di non perdere nulla: si visitano le sale di rappresentanza, i corridoi, le stanze private, la sala del trono e la sala da pranzo. Ma la più bella, a mio parere, resta la Galleria del Daniel: un gioco di riflessi, luce e simmetria, con pareti adornate d’oro, lampadari, ritratti e boiserie. La luce naturale entra dalle finestre e viene riflessa e moltiplicata dagli specchi, creando un’atmosfera teatrale. E mi immagino come dovesse essere un tempo, di sera, con i lampadari e le candele a ricreare lo stesso effetto scenico.

Una nota di attenzione all’Armeria Reale, una lunga galleria con le collezioni di armi storiche più importanti d’Europa. Spade, armature, corazze, cavalli, cavalieri e armi cerimoniali. Anche chi non ama questo genere resta colpito dalla messa in scena e dalla qualità e quantità dei pezzi esposti.

Si prosegue poi con la Cappella della Sindone, un’opera architettonica impressionante, fatta di luce, geometrie e verticalità. Un capolavoro assoluto del barocco progettato da Guarino Guarini, capace di lasciare davvero a bocca aperta. Qui veniva custodita la Sacra Sindone, oggi non è più il luogo di conservazione della reliquia, ma ne resta il simbolo architettonico.

All’interno dei Musei Reali si trova anche la Galleria Sabauda, la storica pinacoteca dei Savoia. Una collezione nata come raccolta privata della famiglia reale, oggi trasformata in un percorso che attraversa secoli di pittura italiana ed europea. Qui si trovano opere rinascimentali, barocche, fiamminghe e olandesi, ritratti di corte e soggetti sacri, scelti nel tempo per raccontare gusto, prestigio e potere.

La visita continua con il Museo di Antichità, parte integrante dei Musei Reali. Il museo è dedicato alla storia antica del Piemonte, con particolare attenzione a Torino romana, quando la città si chiamava Augusta Taurinorum. Il percorso segue un ordine cronologico che va dalla preistoria e protostoria del territorio piemontese, passando per l’età romana, fino al tardo antico e all’alto medioevo.

Il complesso è enorme: noi gli abbiamo dedicato tutta la mattinata e lo reputo una tappa imperdibile. Il biglietto comprende l’accesso a tutte queste aree e ha un costo è di €15. È gratuito ogni prima domenica del mese. All’interno è presente anche un guardaroba con armadietti, utilissimo per riporre giacche o oggetti ingombranti.

Facciamo due passi nei Giardini Reali, una piacevole pausa nel verde tra resti di mura, strutture e tracciati antichi, panchine e tantissimi scoiattoli. Sono un parco pubblico e quindi sempre accessibili gratuitamente, con ingresso da Piazza Castello o dalle vie laterali. L’area archeologica, invece, è visitabile solo con il biglietto dei Musei Reali.

Concludiamo la visita nella Biblioteca Reale, dall’atmosfera solenne e silenziosa. Conserva oltre 200.000 volumi, tra manoscritti antichi, carte geografiche, incisioni, disegni e taccuini. Ma il pezzo più celebre è uno solo: il famosissimo Autoritratto di Leonardo da Vinci, custodito qui e visibile solo in occasioni speciali per motivi di conservazione.

Per pranzo ci feriamo da Trivè Time, per assaggiare un’altra cosa tipica: il tramezzino, che nasce proprio a Torino negli anni venti come alternativa italiana alla parola inglese sandwich. Oltre ai tramezzini abbiamo provato altri piatti ed era tutto invitante e buonissimo! Se però volete mangiare il tramezzino nel luogo in cui è nato, allora dovete andare al Caffè Mulassano, storico caffè di Piazza Castello.

Nel primo pomeriggio visitiamo PALAZZO CARIGNANO, uno dei palazzi più belli di Torino e luogo in cui si è scritta una parte fondamentale della storia italiana. Il palazzo nasce come residenza dei Principi di Carignano, ramo cadetto dei Savoia. Qui, nel 1820, nasce Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia. Ma il vero peso storico arriva nell’Ottocento: tra il 1848 e il 1861, Palazzo Carignano ospita il Parlamento Subalpino, il primo parlamento rappresentativo della storia italiana.

Oggi il palazzo ospita il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, il più importante museo italiano dedicato all’Unità d’Italia. Il percorso è moderno, chiaro e ben costruito, con documenti originali, lettere, mappe e oggetti. Il punto di forza assoluto è però l’aula del Parlamento Subalpino, che diventerà poi il primo Parlamento dell’Italia unita. L’ambiente è conservato quasi intatto: banchi, tribune e disposizione originale sono quelli dell’epoca. Qui si discutevano leggi, guerre, diritti e confini. Qui si sbagliava, si trattava, si decideva. È il luogo in cui la politica italiana ha preso forma concreta, prima ancora che l’Italia esistesse davvero.

Figure come Camillo Benso di Cavour hanno parlato e deciso tra queste mura. Una figura in particolare, ha catturato la mia attenzione: il busto del Barone Bettino Ricasoli, secondo Presidente del Consiglio del Regno d’Italia. Un nome che conoscevo già, ma che qui ho potuto approfondire meglio, scoprendone il ruolo politico. La sua storia l’avevo incrociata qualche mese prima, durante un weekend in Toscana, quando avevo visitato la sua dimora storica. Ritrovare il suo volto a Torino ha dato continuità a quel racconto, chiudendo un cerchio.

Il biglietto si acquista direttamente all’ingresso al costo di €10 a persona ed è inclusa gratuitamente d’audioguida da web, tramite un QRcode alle casse.

Nello stesso palazzo è inoltre possibile visitare gli Appartamenti dei Principi, con un biglietto acquistabile separatamente al costo di €5 a persona, comprensivo di visita guidata obbligatoria di circa 40 minuti. La visita è breve, ma gli interni sono affascinanti e conservano intatta la bellezza di una residenza di corte, tra arredi originali, ambienti raccolti, affreschi e dettagli che raccontano la vita privata dei Savoia. Lo scalone barocco, scenografico ed elegante, è uno degli elementi più belli e da solo vale la visita.

Se avete voglia di dolce e non sapete dove andare, Sweet Lab è il posto che vi consiglierei. Il locale è carino, curato e i dolci sono fantastici. La scelta è vastissima e sembra tutto buonissimo, tanto che, se avessi avuto il tempo, sarei tornata per provare anche la loro formula brunch.

Passeggiando ci siamo poi imbattuti in un mercatino di Natale davvero carino, situato nei pressi di Piazza Solferino. Casette in legno disposte in modo ordinato, luci soffuse, vin brulè, una pista di pattinaggio, alberi addobbati e un’atmosfera rilassata e conviviale che solo il periodo natalizio riesce a regalare.

Per cena, stavolta, infreddoliti dall’aria gelida di gennaio, scegliamo un caldo ramen in un locale delizioso: Funaya Izakaya. L’ambiente ricorda perfettamente i vicoli di Kyoto, riportandomi alla memoria ricordi meravigliosi. Abbiamo ordinato omelette ripiene di granchio, gyoza e due ramen diversi: era tutto semplicemente perfetto.

La nostra esperienza a Torino termina qui, ma in questa guida non troverete, ahimè, due luoghi importantissimi: la Mole Antonelliana con il suo Museo del Cinema e il Museo Egizio.

È stata una scelta molto sofferta, ma purtroppo, durante il periodo delle festività natalizie, i biglietti erano già esauriti e avrebbero dovuto essere acquistati con largo anticipo online. Un ottimo motivo per tornare un giorno e scoprire altre cose interessantissime che ho già in lista.

Torino è stata inaspettata: non troppo organizzata, vissuta senza grandi aspettative, eppure è riuscita a scaldarmi il cuore e lo stomaco, nonostante la temperatura vicino allo zero!

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26 Gennaio, 2026

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